sabato 29 marzo 2014

Cose che succedono in un anno e mezzo

Si dice che il tempo vola. E non sono qui per negare tale affermazione.

Anzi.

Che il tempo voli lo sento eccome mentre, seduta sul divano di un residence milanese, guardo dalla finestra un quartiere ormai quasi sconosciuto. Mi domando che fine ha fatto quella me stessa che sei anni fa passava qui sotto in bicicletta sfrecciando verso il lavoro.

Sembra davvero passato un secolo.
O sembra ieri?

Senza andare tanto lontano mi domando che fine ha fatto quella me stessa moscovita. Una notizia e "puff" un anno e mezzo mi vola via davanti agli occhi come in un film.

Un anno e mezzo che doveva essere uno dei periodi piu' difficili trasformatosi in una delle piu' interessanti esperienze.

Un anno e mezzo che aiutoquiparlanolalinguadeimarziani e poi all'improvviso aiutoparlounpodirussoanch'io...emipiacepure.

Un anno e mezzo di incontri a sotto zero diventati calde scoperte.

Un anno e mezzo e una citta' fa breccia nel mio cuore.

Un anno e mezzo e una bimba impara a fare la sorella maggiore di una bimba che impara a camminare con vista Cremlino.

Un anno e mezzo di fughe che diventano grandi tesori (Mauritius, Toscana, Costiera Amalfitana, Valencia, Croazia).

Un anno di persone diventate amiche per destino.

548 giorni..giorno piu' ma non giorno meno...

Mosca. Il tuo e' un addio nel cuore.








sabato 1 febbraio 2014

Frozen in Moscow

Un amico, di quelli che ogni tanto fanno tappa a Mosca per lavoro, mi faceva notare l'altro giorno la faccia seria dei russi. Pochi sorrisi, sguardi lobotomizzati e passo veloce di chi corre da qualche parte senza importarsi di cosa gli succede intorno.

Io dico.
Ma avete presente cosa possa essere vivere tutta la vita...ripeto..t u t t a l a v i t a in un paese dove l'inverno dura sette mesi, piu' della meta' dei quali sotto zero e piu' della meta', della meta' dei quali addirittura al gelo?

Sono sicura che non avreste un cavolo da ridere nemmeno voi e che quello sguardo lobotomizzato sarebbe la conseguenza di un pensiero fisso mentre camminate con i peli del naso ghiacciati:

voglio andare a casa, voglio andare a casa, voglio andare a casa, voglio morire , voglio andare a casa

Non voglio giustificare la faccia da culo dei russi che in fondo in metro' a +30 potrebbero anche sciogliersi, quello che voglio dire e' che il freddo e' legato indissolubilmente alla genetica e i russi nei loro DNA hanno molto probabilmente qualcosa che si e' congelato. Cerchiamo anche di capirli suvvia!

Ma non e' dei sorrisi mancati che mi preoccupo in queste giornate di freddo estremo.

Mi guardo in giro ed e' vero: tutti camminano veloci con sguardi spenti.

Babushke super seriosnie munite di carrello della spesa, vecchi con montoni che sembrano armadi, mamme con neonati sigillati in sacchi a pelo multipelo e multistrato, ragazze con tacchi antiscivolo testati per resistere a temperature (e scivolate) estreme, signorotte di mezza eta' con pellicce tigrate, ragazzine con la sciarpa di lana fasciata sulla testa...


Tutti.
O quasi.

C'e' chi non ha un posto dove andare e allora gira intorno a se stesso cercando di combattere quel freddo senza potersi consolare con il pensiero vado a casa, vado a casa perche' la casa non ce l'haForse per davvero loro vorrebbero morire, o forse no. Di certo mettersi nei loro panni fa venire strani pensieri.


Mosca, un pomeriggio d'inverno

A Mosca le giornate invernali piu' fredde sono spesso accompagnate da un sole fortissimo.Visto dalla finestra il cielo potrebbe ricordare quello dell'Avana. Peccato che il meteo dica - 25.
Dopo qualche ora in pantaloncini e maglietta a lamentarmi di quanto caldo ci sia in casa nonostante tutti i termosifoni siano spenti, decido di uscire. Sentiro' freddo lo so, probabilmente mi congelerò' dopo pochi minuti lo so, e' la scelta sbagliata lo so .... ma e' piu' forte di me. Dopo mesi di pioggia e grigio questo sole mi attira troppo in tentazione. Mi vesto ed esco.

Non contenta decido di avventurarmi in uno dei miei angoli preferiti della citta': i Patriarshiye Prudi.
Non contenta chiamo Ale e lo invito a raggiungermi li dopo il lavoro per un aperitivo.
Non contenta appena arrivo mando via il taxi.

E cosi io e Ale ci avventuriamo nel quartiere.

Probabilmente nessuno dei due e' molto felice della scelta fatta ma non vogliamo ammetterlo e continuiamo a camminare. Il laghetto (o stagno, in russo prud) da cui per l'appunto prende il nome il quartiere, e' ghiacciato e i bimbi giocano con slittini e pattini. La scena e' molto romantica nonostante le basse temperature. Io e Ale attraversiamo il laghetto scivolando ogni pochi passi. E' divertente e in fondo, pensiamo, le dita delle mani che ora non sentiamo piu' e i piedi che sembrano esserci stati amputati torneranno a funzionare a breve quando varcheremo la soglia di quel bar che ci siamo promessi. Nonostante l'immagine del bar nella testa non posso non pensare a quanto e' doloroso questo freddo e un po' mi lamento senza ricordare che tutto cio' e' stato voluto da me. A casa mia c'e' qualcuno che ripete spesso "se stai a casa non succede"...quella frase mi fa tin-tin nella testa.
All'improvviso e' un'altra scena a lasciarmi di gelo.

Sull'angolo del laghetto ghiacciato diventato pista di pattinaggio due donne con vestiti logori e dall'aspetto malconcio ridendo si abbracciano. Non sono vecchie babushke, ragazze con i tacchi antiscivolo, ragazzine con la sciarpa legata intorno alla testa o signore di mezza eta' con pelliccia e rossetto. Queste donne non hanno nessuna spesa da fare, nessun tacco, nessuna bella sciarpa e tantomeno una pelliccia e un rossetto. Sono chiaramente due senzatetto i cui pochi possedimenti giacciono li' vicino in una valigia logora quanto il loro cappotto.

Ma torniamo a quel sorriso (e ai -20 gradi)

Le due donne ridendo si abbracciano. Una di loro cerca di nascondere una bottiglia di vodka in un sacchetto di plastica mentre fa qualche sorsata. Mentre ridono noto come i loro occhi azzurrissimi contrastino con la loro pelle sporca e i denti marci.
Sarebbe bastata l'immagine di quel sorriso e dei loro occhi azzurri a toccarmi ma c'e' altro che mi colpisce: ai piedi hanno i pattini da ghiaccio.
Mi allontano...senza potersi muovere il freddo e' davvero antipatico.
Mi allontano e penso che la poverta' puo' avere molte facce soprattutto qui in Russia dove il clima davvero non aiuta ma dove la cultura e la tradizione, probabilmente quelle di una volta, hanno saputo regalare a tutti una, seppur minima, via d'uscita...a volte...


lunedì 27 gennaio 2014

Proprieta' privata

Posso buttare li' una considerazione pseudo "politica" cosi senza arte ne parte?

Mi domando come si possa pensare che la formula del comunismo possa funzionare quando la proprieta' privata e' qualcosa di così insito nell'essere umano.

Mi spiego meglio.

Li avete visti i bambini? Prima di mamma e papa', prima dell'equilibrio, prima di riuscire a tenere da soli una forchetta in mano sono li che difendono i loro giochi con una ferocia assassina. Non importa chi ci sia davanti, non importa se il gioco l'ha portato un altro bambino: da quelle boccucce così carine e innocenti uscira un MIO chiaro e tondo probabilmente ancor prima che siano riusciti a stare seduti da soli.

Vi sembra possibile educare queste creature alla fraterna condivisione? Onestamente per adesso la vedo dura.

In piu' non basta difendere a spada tratta i propri giochi davanti agli amici al parco, il campo di battaglia piu' sanguinoso e' quello casalingo contro i propri fratelli.

Da noi funziona cosi'

C'e' una regola a casa nostra (decisa da lei stessa) per cui tutti i giochi che si trovano dentro le mura domestiche sono di Pippy. Non importa se il coniglietto e' stato portato a Piggy per il suo compleanno.

Se a Pippy piace diventa suo.

L'altra regola, che non lascia scampo alla prima, e' che se e' stato portato a Piggy irrimediabilmente piace a Pippy. 
Non importa se e' un sonaglio per neonati o un biberon, Pippy provera' sempre e comunque a rivendicarlo.

La terza regola riguarda i famosi giocattoli uguali. Avete presente l'ospite (santo ma illuso) che porta due peluche  i d e n t i c i alle sorelle perche' a conoscenza della gelosa possessivita' della maggiore?
Ingenuamente credevo che quella sarebbe stata la soluzione.
Mi sbagliavo.
Pippy e' una grande osservatrice in grado di differenziare tra due qualsiasi giocattoli fatti in serie (gia' me la vedo da grande in catena di montaggio a controllare che i prodotti siano tutti uguali con occhio felino).
Non importa se voi non ce la fate a notare proprio nulla neanche con la lente d'ingrandimento, lei vedra' quel filino grazie al quale potra', se non proprio rivendicare entrambi i regali, almeno sceglierli.  Perche' la quarta regola prevede che, se proprio non e' possibile prendere entrambi i giocattoli (ogni tanto si rendono conto di esagerare) vale comunque scambiarli per esprimere la propria forza.

Quello dello scambio e' una mossa con cui in realta' provo sempre a fregare le nane. Se ad esempio voglio regalare loro due magliette dovro' sempre dare a Pippy quella destinata a Piggy e viceversa. Cosi sono sicura che ognuno avra' la maglietta giusta. Ma non sempre funziona nemmeno questo. L'ultima volta Pippy ha scambiato i regali per circa 20 volte finche' nemmeno io ho capito piu' quale delle magliette era destinata a chi e ho perso la pazienza.

Vogliamo poi parlare di quei giocattoli rimasti in un angolo per mesi. Quel peluche triste e polveroso che nessuno ha mai piu' toccato. Arriva Piggy e mossa un po' dalla mancanza di altri giocattoli disponibili (sempre sotto le grinfie di Pippy) e un po' da un sentimento di pieta' lo prende e inizia a giocarci...due secondi e quel giocattolo diventa la cosa piu' importante sull'intero pianeta. Urla demoniache accompagnano un tiraggio violento che finisce con il solito possesso forzato.

Quest'operazione non finisce mica li. Quell'orsetto verra' poi custodito per giorni e giorni. Magari in un altro angolo della casa, probabilmente di nuovo dimenticato da tutti ma, ed e' quella la cosa piu' importante, comunque irraggiungibile da Piggy.

E quella povera "vittima" in tutto cio', vi domanderete voi.

Che non vi venga in mente di immaginare una bambina sacrificata e devota. Furbescamente lei si trattiene per poi sfogare tutto con gli amichetti della sua altezza e cosi, al senso di possesso innato si aggiunge quella repressione, ugualmente innata, di chi non ha niente quando l'altro vicino a te ha tutto...












giovedì 16 gennaio 2014

Vacanze e Indigestione; l'arte del vivere all'ora

Rieccomi.
E rieccoci a Mosca.

Dal mio ultimo post ho:

- passato un esame che mi rende parlantedirussoclassificatalivelloA2 (questo in parte dovrebbe giustificare il ritardo con cui mi rifaccio viva sul blog...)
- salutato il vecchio anno con nostalgia
- accolto quello nuovo con ottimismo

La prima di queste azioni mi rende in grado di aggiungere alla mia comunicazione inizialmente fatta di segni + smorfie + poche parole, una serie di frasi di senso (pure) compiuto. Diciamo che ho cominciato a farmi valere quando nei negozi la commessa (spesso timida o svogliata) mi vuole scaricare con un NIET senza spiegazioni o quando la solita vecchia in farmacia vuole passarmi davanti perche' e' tanto di fretta. Nel frattempo affino i miei poteri per poter leggere "Guerra e Pace" in originale, magari fra 30 anni...

Le ultime due azioni invece si sono svolte in Italia.

Come da copione quelli che dovevano essere giorni infiniti di relax si sono trasformati nelle soliti incomprensioni/insoddisfazioni/scomodita' di una famiglia di quattro che accumula voglia di pizza, calore familiare e amici per poi sfogarsi in pochi giorni all'anno con tutti gli inconvenienti del caso: troppe indigestioni, troppi parenti e troppi appuntamenti in una volta sola.

Indigestione.

Questa e' quella che mi sono beccata dopo aver esagerato con le quattro stagioni e questa e' la sensazione che mi porto dietro guardando a quei giorni. Ma quest'overdose ha dei problemi alla base, diciamo che sono state sbagliate le dosi dell'impasto.

Vivere all'estero mi ha sempre fatto credere (e lo fa ancora inconsciamente) di avere una sorta di "diritto" quando torno temporaneamente a "casa".

Diritto di gestire il tempo degli altri
Diritto di riposo assoluto
Diritto di farsi i fatti propri
Diritto di "scaricare" le bambine
Diritto di vedere gli amici

Il sapore amaro con cui spesso me ne vado mi ha portato piu' di una volta a riflettere su cosa veramente ci sia di sbagliato dietro a tutto questo ma e' difficile venirne fuori. Credo che quel "diritto"mi porti a pensare che il mio tempo a "casa" sia una vacanza non solo per me ma anche per gli altri, per non parlare di tutti i cambiamenti che gli altri devono fare alla loro vita quotidiana per stare dietro ai nostri bisogni.

Eppure non riesco a sentirmi troppo in colpa (non del tutto almeno).

So di deludere la mia famiglia ma davvero non so come gestire quei pochi giorni a casa senza scombussolare la loro quotidianità', senza spezzare i loro desideri o le loro idee. Piantarsi in una casa dove regnano sempre ordine e pulizia con due nane alla riscossa non e' una cosa facile da gestire e lo capisco ma credo anche nella capacita' delle persone di capire che si tratta di pochi giorni e che la vita a volte ha bisogno di trovare menti flessibili dietro agli eventi soprattutto quando sono di cosi' "piccole" dimensioni.
Ma non e' nemmeno li il problema.
Il problema sta dietro alle menti contorte delle persone (me compresa) e all'incapacita' di stare "tranquilli", di fidarci degli altri anche quando si e' in silenzio e all'impossibilita' (cronica) di vivere all'ora quando i giorni sono contati.

Meno male che quelle incomprensioni poi sfumano con la lontananza, anche se e' proprio la lontananza a ricrearle poi.

Diciamo che quella del vivere all'ora e' una capacita' che ho acquisito anche quando i giorni non sono così contati.  Vivere all'ora + vivere d' illusione = combinazione perfetta per giorni sereni e felici. Ve la consiglio!

Vi lascio con una frase tratta da uno dei piu' bei libri da uno dei miei scrittori preferiti...aspettando un prossimo e piu' sereno ritorno a "casa".


"L'illusione non si mangia - disse la donna - Non si mangia ma alimenta - ribatte il colonnello"
G. G. Marquez
"Nessuno scrive al colonnello"


Inoltre... siccome sono stata via per un bel po' vi faccio un anticipo veloce su una rubrica che voglio inaugurare molto presto dove parlerò' di bambini in fotografia. Qui sotto potrete trovare alcune perle di una fotografa russa scoperta di recente per la sezione mamme fotografeElena Shumilova. Non so voi ma io ne sono rimasta incantata...










lunedì 9 dicembre 2013

Amore a sotto zero

Mamma mia..e' quasi un mese che non scrivo sul blog. Perdonatemi, non solo ero molto impegnata, ma ho anche una buona scusa.

Mi sono innamorata.

Ed essere innamorati richiede un grosso impegno.

La nostra e' la classica storia iniziata in odio e trasformatasi in amore.
Cosi'.
All'improvviso.
Ci siamo guardati e ci siamo detti quelle belle cose che si dicono gli innamorati. Incluse di timidezza e insicurezza, tenerezza e curiosita'.

La prima avvisaglia e' arrivata volando su un fiocco di neve. Non un fiocco qualsiasi. Un fiocco semplicemente p e r f e t t o. Lo guardai un giorno e, col cuore gonfio di emozione, capii di aver visto qualcosa di unico, di speciale. Una scintilla d'amore travestitasi di gelo che scendeva piano davanti a me.

Ma chi l'ha detto che al freddo non possono nascere le passioni?

La nostra storia si e' poi evoluta nel tempo.

Quel fiocco di neve si e' moltiplicato portando altri mille brividi innaspettati. Il gelo si e' sciolto e quella passione e' sbocciata al completo sotto al sole di un'estate che mai me la sarei aspettata tale.

Un anno e' passato.

Un anno di pensieri fugaci e incontri difficili
Un anno di "quanta fatica per arrivare da te ma quanta bellezza poi"
Un anno di "sembriamo provenire da due pianeti diversi ma ci capiamo"

Un anno dopo il quale la nostra storia non e' piu' un segreto anche se sono in molti coloro che si stupiscono della nostra relazione e non mi danno troppa retta. I piu' dicono che sono esagerazioni, che non se lo sarebbero mai aspettato di vederci stare insieme cosi bene, di sentire come siamo in sintonia e di come tutto sommato riusciamo a capirci. Questo e' quello che Loro pensano. In fondo credo che dicano cosi per paura di vedere come mi riesce facile innamorarmi. Quanto a me..beh..devo ammettere di esserne sorpresa anch'io. Chi l'avrebbe mai detto? Un amore a sotto zero alla mia eta'.

Ne ho parlato con Ale.  Per fortuna, non sembra essere troppo geloso. L' ha presa abbastanza bene.
Meno male, perche' ci dobbiamo convidere entrambi con questa mia passione. Comunque confessa di essere abbastanza stupito della cosa.

Pure io lo sono.

Non me l'aspettavo proprio di amarla Mosca. Non di amarla cosi o comunque non di amare anche i lati meno facili ed immediati, la sua lingua astrusa, la sua gente, il suo clima. Credevo che dopo l'estate la nostra storia sarebbe finita. E invece... eccomi qui ad accogliere la neve con sentimento di appartenenza, a vedere  Ironiya Sudby come un russo a capodanno, ad intenerirmi con Cheburashka come un bambino sovietico....

Vi lascio con alcuni pezzi di una delle canzoni che fanno da colonna sonora alla nostra storia d'amore.

In questa melodia sono racchiusi alcuni dei tesori che ho raccolto in questo primo anno a Mosca.

Everything was not settled at one,
Moscow was not build in a day,
Moscow didn't believe in tears,
But believe in love
Powered with snow
The hibernating foliage
Will find its way to warmth
And the tree - to the soil

Alexandra Alexandra,
This city is ours together
We have become its fate
Have a look at its face
No matter what happened before
Its satisfied all your sorrow
The Garden ring became
Our engagement ring!

Rowans painted Moscow
The oaks became princes,
But it was them, but the ash trees
That grew without asking.
Moscow doesn't hope in vain
That they all be dressed in foliage
Moscow will find for trees
Even a small edge of land

Alexandra, Alexandra
What it twisting ahead of us?
That the seed from an ash tree
Waltzing over the pavement
An ash tree overlooking a village
Has joined the Viennese waltzes
It will make its way, Alexandra
It will breath Moscow

Moscow didn't hide from troubles
Moscow have seen it all
But all the troubles
And sorrows bowed before it
The love for Moscow doesn't come fast
But it's true and pure
The way a mother's love
Is stronger than any others


Moscow doesn't believe in tears, 
Film 1979






mercoledì 13 novembre 2013

L'arte del saluto e i Coldplay


Quello del salutarsi e' un'arte che tutto sommato s'impara. Il segreto e' stringere il cuore quando arriva il momento e cercare di guardare oltre.

Avete mai provato a metterlo in pratica?

All'inizio sembra manchi perfino il respiro ma poi quel respiro arriva e pian piano il cuore batte al solito ritmo.
Penso sia questione di pratica.
La sottoscritta e' un'esperta nel campo.
Nel bene, e nel male.

Ricordo il primo vero saluto come se fosse stato ieri. Avevo 10 anni e lasciavo indietro un intero mondo per andare su quello che allora mi sembrava un altro pianeta.

Erano due citta' a 2000 km di distanza.
Per me erano 2000 cose che non avrei piu' fatto ma anche 2000 nuove che avrei scoperto.

C'erano lacrime in quel saluto, c'era la sensazione di una perdita ma c'era anche una grande emozione, quella che accompagna le novita'.

L'una bilanciava l'altra.

Quel saluto si e' poi ripetuto per molti anni e piu' passava il tempo meno doloroso lo sentivo addosso.

Avevo imparato a stringere il cuore.

Di saluti importanti ce ne sono stati poi altri. Non solo quello che si ripeteva quando ogni estate lasciavo la mia Spagna per tornare in Italia ma anche la partenza per l'Erasmus, quella per Singapore...il triste addio a Londra...

All'arte di stringere il cuore e guardare oltre ho poi aggiunto altre sottigliezze come salutare velocemente, quasi facendo finta che ci si veda il giorno dopo. Non sempre funziona alla perfezione ma aiuta.

E cosi tra uno e l'altro sono passati 22 anni di saluti...

Nel mezzo, tra una stretta di cuore e il ritorno alla normalita', tra i giorni che passano tranquilli e quelli che si bloccano in nostalgici pensieri ci sono loro. Le riflessioni.

Spesso arrivano quando meno te lo aspetti. Un profumo, un nome, risolleva il coperchio, riapre il libro...e quel saluto "mancato" si manifesta in tutta la sua crudeltà'. Pessimistici pensieri di occasioni mancate si impossessano di me e mi fanno di nuovo mancare quel respiro che credevo domato.

Come ieri. Nuotavo e, tra una bracciata e l'altra c'era questa canzone.
Non la mia canzone preferita.
Nemmeno un gruppo che amo particolarmente, eppure una melodia preziosa perche' in lei e' custodita un momento speciale. Il  ricordo legato a un saluto che ha trovato spazio per riemergere dentro e fuori di me.

Ecco. Un'altra sottigliezza nell'arte del salutare e' saper creare e custodire quei ricordi per poi usarli nel momento del bisogno. Magari quando ci manca un'amica e si e' in piscina e ci viene in mente dei pomeriggi passati insieme.

(* Pauli esto es para ti...)







martedì 5 novembre 2013

Ottobre a Valencia

Lo so, sono passate piu' di due settimane dall'ultimo post ma in vacanza il computer non ci piace. E in quelle due settimane, noi eravamo in vacanza.

Dopo un mese e mezzo, settembre ed ottobre per la precisione, passati sotto pioggia (e neve!) abbiamo deciso che ci stava un ulteriore dose di vitamina D e siamo volati a Valencia dai nonni. Una dieci giorni di sole e jamon. Ole'!

Ecco alcuni degli scatti della nostra vacanza oltre a: 10 motivi per cui scegliere Valencia per una mini vacanza fuori stagione con i bimbi.

1. SOLE 
Avete presente quando l'estate finisce e arriva quel tempo malsano di fatto di pioggia e umidità'? Quando si comincia a tirare fuori i cappotti e si maledice quella volta in cui si disse che faceva troppo caldo? Tenete conto che a Valencia c'e' un' altissima probabilita' che l'estate sia ancora presente anche in autunno.

2. ALLEGRIA
Gli spagnoli combattono la crisi con l'allegria. Provate ad immergervi nella loro sana e sincera voglia di ridere. E' contagiosa!

3. LOW COST
Parliamo di alloggi ad esempio: una quadrupla bella, economica e in una buona posizione? Provate con la catena di ostelli di lusso roomsdeluxe. Una doppia (o quadrupla) con bagno a soli 49 euro a notte, a camera. Provato per voi!

4. BABY FRIENDLY
A Valencia non troverete bar attrezzati con seggioloni e giochi per i bambini se e' quello che credevate ma il bel clima vi permettera' di stare sempre all'aria aperta, anche la sera a cena. E le piccole piazzette di cui e' formata la citta' saranno un posto sicuro dove far sfogare i piccoli dopo cena mentre sorseggiate, perché' no, un mojito.

5. SCIENZA e ARTE
La famosa Citta' delle Arti e delle Scienze e' una tappa obbligatoria del vostro soggiorno a Valencia. Oltre ad ammirare la bellissima architettura potrete visitare l'acquario, fare un giro al museo delle scienze o visitare una delle mostre permanenti in una delle diverse sedi che formano il complesso. Ai bambini piacera' senz'altro quanto a voi.

6. PAELLA
E non solo. Valencia e' una meta' culinaria d'eccezione. Ne e' testimone l'incredibile quantita' di bar e ristoranti ma anche il famoso mercato centrale. Alcuni dei pescivendoli hanno addirittura il loro ristorante d'eccezione dove potrete farvi cucinare il pesce che acquistate!

7.  PLAYA
Il mare non poteva mancare, A Valencia trovate arte ma anche belle spiagge e un piacevole lungomare. Da non perdere!

8. SHOPPING
Forse non lo sapevate ma Valencia e' culla di alcuni tra i piu' noti marchi di scarpe in Spagna (e nel mondo ormai...Pedro Garcia un nome tra tanti). Se cercate scarpe di qualita' a prezzi non esagerati date un'occhiata ai negozi. Sono sicura che troverete quello che fa per voi al prezzo che fa per voi.

9. SLOW DOWN
A Valencia potrete praticare un piacevolissimo esercizio di slow down. Le dimensioni contenute della citta', il clima e la gente saranno la cornice di una perfetta vacanza-relax.

10. VERDE
Dove una volta scorreva il fiume Turia ora c'e' un bellissimo parco lungo 9 km che circonda il centro storico della citta'. Il luogo perfetto dove fare una passeggiata nel verde, far correre i bimbi e, se volete, prendere una bici a noleggio.

E si potrebbe continuare con 11, 12...13..100 motivi per cui visitare Valencia, ma ora vi lascio alle foto.

Adeu!


(Il polmone verde della citta'. Una volta era il fiume Turia)